Autonomie locali e costituzione fondamenti e principi

Presentiamo una riflessione approfondita e articolata di Monsignor Ettore Malnati, teologo, sul complesso e spesso dibattuto tema delle autonomie locali e della costituzione. Attraverso il suo contributo, Monsignor Malnati offre un’analisi dettagliata e illuminante, arricchendo il dibattito con la sua esperienza.

L’art. 5 della Costituzione della Repubblica Italiana circa il discorso delle autonomie locali che viene letto come un “attentato” sia all’unità nazionale che alla Costituzione stessa, così recita:

“La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento”.

In virtù di questo articolo della Costituzione il Presidente Mattarella ha firmato il decreto del governo ch oggi è divenuto legge dello Stato per le autonomie delle regioni dell’Italia unita.

Ogni parte politica giustamente ha il diritto-dovere di esprimere il proprio punto di vista nei confronti di una proposta di legge e su di una legge stessa. Oltre ad esprimere il proprio punto di vista alla luce di questa o di quella posizione politica è doveroso però che ci si chieda serenmente e in modo veritiero se tale proposta di legge è in sintonia con lo spirito dei Padri costituenti e soprattutto se è in sintona con gi articoli stessi della Costituzione.

In base a ciò che recita l’art.5 della Costituzione della Repubblica Italiana le autonomie locali sono da promuovere ed esse sono da riconoscere.

La ragion per cui le autonomie locali rientrano “nel più ampio decentramento amministrativo dello Stato” a beneficio di una miglior promozione e tutela delle preziose particolarità culturali, sociali, ambientali, artistiche e linguistiche di cui “le parti” arricchiscono il tutto dell’Italia unita.

Distinguere e riconoscere le specificità delle varie Regioni non significa attentare all’unità, ma forse a meglio distribuire ed utilizzare con maggior pertinenza il patrimonio identitario e sociale di ogni Regione a beneficio di tutti.

E’ chiaro che lo Stato ha la missione di vigilare e coordinare politicamente che sia efficiente tra le Regioni il principio di sussidiarietà, affinché tutti i cittadini siano uguali, non solo egualitari nei confronti delle primarie necessità come la salute, lo stipendio, l’educazione, la giustizia, la tutela del territorio e l’identità nazionale con diritti e doveri uguali per tutti.

Sta alla politica, no alla partitica,fare in modo che le autonomie locali formino quell’”arcipelago” che tutela la particolarità di ogni “isolotto”, collegato l’uno all’altro altri in una criterialità distributiva non esclusiva.

Questo è il compito della politica che deve saper valorizzare le parti per il bene del tutto senza mortificarle. Qui sta il vero compito delle Istituzioni Repubblicane, dando corpo a quanto l’art.5 della Costituzione prevede.

Per quanto riguarda poi il pensiero sociale cattolico riferito all’unità d’Italia, non era contrari affatto alla valorizzazione delle parti a vantaggio dell’unità culturale, sociale ed economica al fine di non adagiarsi nell’uniformità.

Si riuscirà a far ciò? Dipende dal voler riflettere sulla necessità democratica di un doveroso cambiamento di rotta di come ci siamo arenati nei confronti dell’edificazione della nostra unità socio-culturale capace di riconoscere e valorizzare le diversità che la natura ha offerto all’intera Penisola Italiana per una igiene economica e sociale capace di sinergia politica, qualità che dà senso al tutto grazie alla valorizzazione delle parti attraverso anche la promozione delle autonomie locali.

didascalia: don Ettore Malnati

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